• Vogliamo continuare a sperare.

    Una bella intervista per Casablanca, le Siciliane. Di Dafne Anastasi.

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    Expo? Una gigantesca operazione di greenwashing. Il Partito della Nazione? Uno strumento subdolo, che mira all’azzeramento delle voci critiche, sbeffeggiandole e denigrandole. Lo Sblocca Italia? Un modello di gestione predatoria dell’ambiente. Tutto ciò che è giusto, non sempre è legale. Per esempio salire su un traliccio o su un’antenna che guida droni di combattimento ed è dannoso per la salute. Difendere la propria terra e opporsi ad un esproprio con il proprio corpo. La speranza? Che tutte le minoranze diffuse nel paese, spesso rabbiose, possano unirsi, strappare il velo dell’ipocrisia e cambiare il corso della storia … Chiacchierata con Domenico Finiguerra, ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano e Cofondatore del movimento “Stop al consumo di territorio” e del “Forum nazionale salviamo il paesaggio”.  

    Politico, ambientalista, blogger, attivista e militante. Cofondatore del movimento “Stop al consumo di territorio” e del “Forum nazionale salviamo il paesaggio”, membro dell’Associazione Internazionale Mayor for Peace… L’ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo comune adagiato sulle sponde del Naviglio Grande in provincia di Milano, non è tenero. Non le manda a dire. Non risparmia nessuno e non si risparmia. Non condivide tante cose e spiega anche il perché. Per il suo impegno politico, civile e amministrativo Domenico Finiguerra ha conseguito numerosi riconoscimenti.

     

    Partiamo dall’Expo. Molti parlano deIl’Expo come modello effettivo di amministrazione comunale, proviamo a immaginare per un attimo, cosa succederebbe?

    Expo è stato un vero e proprio turbo per alcune delle peggiori pratiche che ammorbano il paese. Faccio tre esempi. Il primo, in virtù di uno slogan come “nutrire il pianeta” sono stati asfaltati ettari di suolo agricolo, pregiudicando la capacità di fornire cibo al pianeta. Il secondo, si è consolidato nell’immaginario collettivo il lavoro volontario e la precarietà come condizione per avere un’occupazione e coltivare la speranza di avere un reddito, di costruirsi una famiglia. Il terzo si è normalizzata l’idea che in Italia, pur di fare una bella figura patinata, in funzione di una “ragione di stato” ridicola, si possono sospendere le regole con affidamenti diretti e senza bando di gara. Ma Expo non è stato solo un modello di amministrazione, è stato un modello culturale di costruzione di consenso e di potere. Expo è stata una gigantesca operazione di greenwashing. Con una multinazionale, che vende acqua in bottigliette di plastica, sponsor ufficiale, nel paese che ha visto 27 milioni di italiani dire sì all’acqua pubblica e no alla privatizzazione del servizio idrico. Il modello Expo è quello che ti confeziona una realtà virtuale, usando i tuoi soldi, chiedendoti di comprarla e convincendoti che sarai più felice. E tu ci credi, perché a dirtelo sono i giornali che leggi tutti i giorni.

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    Il partito della nazione: nuova politica o cosa?

    Il Partito della Nazione è una realtà sotterranea da molti anni. Possiamo chiamarlo anche il partito trasversale del cemento, quello che vuole il TAV, le grandi opere, i grandi eventi, il MUOS. Quello che vuole riformare la costituzione passando da una democrazia rappresentativa (che è comunque da migliorare e integrare con nuove forme di partecipazione) ad una oligarchia di nominati, ad un nuovo feudalesimo mediatico, con signorotti, vassalli, valvassini e valvassori, con giullari di corte e consiglieri del principe e fuori dal palazzo tanti servi della gleba che devono lavorare e ringraziare. Ed applaudire festanti quando passa il corteo. Il Partito della Nazione è uno strumento subdolo, che mira all’azzeramento delle voci critiche, sbeffeggiandole e denigrandole, mettendole alla berlina, che definisce gufi e portasfiga quelli che non si allineano alla linea del capo. Ma è anche un luogo accogliente, dove chi si ravvede e rinuncia alla critica è il benvenuto nel club dove sono tutti amici.

    Ilva, Terra dei Fuochi, MUOS, veleni a Brescia, Trivelle nel Mediterraneo e altri esempi, l’opinione pubblica è messa in grado di conoscere quali siano i pericoli a cui vanno incontro? Il governo sembrerebbe disattento su queste problematiche, cosa si potrebbe fare? 

    L’opinione pubblica italiana è distratta, catturata da reality e gossip, dalle tette rifatte della soubrette e dalle conquiste clamorose del calciatore playboy. Il fatto che a Taranto come a Brescia i bambini non possono giocare nei parchi perché c’è la diossina dovrebbe aprire tutte le sere il TG. La notizia che ricopriamo di “croste repellenti di cemento e asfalto” (cit. Cederna) 8 mq di terra al secondo dovrebbe scorrere in tutti i telegiornali. I dati sul DNA modificato e alterato dei bambini che vivono a Sarroch dovrebbero essere in prima pagina. La mortalità maggiore di chi vive nei pressi di inceneritori o dei petrolchimici, certificata dalle ASL e dalle ARPA, dovrebbe paralizzare gli italiani e la politica. Per evitare che ciò avvenga davvero si costruisce una realtà virtuale dove far vivere gli italiani. Una realtà che ha un valido alleato nella situazione oggettiva e generale di difficoltà economica e di precarietà. Se non riesco ad arrivare alla fine del mese, se il mio posto di lavoro è garantito solo se me ne sto zitto, se vivo sotto ricatto, difficilmente riesco ad impegnarmi. Siamo scivolati in una logica perversa, atomizzata, in cui le persone sono spinte a rinchiudersi in progetti individuali, cercando il proprio modo per sbarcare il lunario o mettere in sicurezza la propria famiglia. Ogni idea di costruzione collettiva del destino di una comunità è stata marginalizzata. 62 persone ricche posseggono la ricchezza di 3 miliardi e mezzo di persone povere… Il liberismo, la finanza, la famosa mano invisibile che doveva dispensare benessere a tutti, in realtà ha prodotto solo disuguaglianze e povertà, privatizzazioni dei beni comuni e intossicazione dei suoli. Il movimento No Global soffocato a Genova poteva essere l’avvio di una nuova stagione politica mondiale. Dobbiamo ripartire da lì.

    L’Italia è costellata da una miriade di movimenti di lotta sui territori, perché non si riesce a creare una unica voce comune che “imponga” al dibattito parlamentare di mettere al centro delle scelte che impattano sulla vita dei cittadini anche la tutela ambientale?

    Perché questa miriade di movimenti, di comitati, di collettivi, di associazioni di cittadini, di gruppi di mamme, di genitori antismog, pur basando la propria visione critica sulle medesime basi non riesce a trasformarsi in una vera e popolare forza compatta in grado di cambiare veramente le cose. I motivi sono talvolta banali, come non voler rinunciare alla propria identità oppure normali difficoltà relazionali umane. Ma in molti casi, invece, entrano in gioco dinamiche e logiche politiche deleterie. Oppure i movimenti vengono infiltrati da specialisti della politica politicante con il solo scopo di normalizzarli. Quante battaglie sono state indebolite da oppositori che all’improvviso si sono seduti ai tavoli delle trattative? Il risultato è che coloro che sarebbero in grado di praticare la conversione ecologica della nostra società rimangono scollegati e disuniti. Mentre i distruttori degli equilibri ecosistemici e della biodiversità, gli attentatori della salute dei cittadini, i veri estremisti di questo paese, sono sempre più uniti e scorrazzano indisturbati come nuovi barbari. Quanto al dibattito parlamentare, ormai lo considero solo un teatrino: l’abbiamo visto sulla farsa della legge per fermare il consumo di suolo, bloccata e svuotata dall’interno, o quella sugli ecoreati, che è servita solo come spot, che non sta portando ad alcun risultato, anzi, che potrebbe anche peggiorare la situazione con l’introduzione del concetto che il reato sarebbe tale solo qualora la condotta sia stata abusiva. Una bella arma a disposizione degli azzeccagarbugli che di solito difendono gli inquinatori. Però voglio continuare a sperare che tutte queste nostre minoranze diffuse su tutto il paese, spesso rabbiose, possano unirsi, strappare il velo dell’ipocrisia e cambiare il corso della storia. Perché la storia l’hanno sempre cambiata le minoranze, se ci pensiamo bene…

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    Questo Governo ha posto la fiducia con medie da record e su ambiti come il lavoro, la scuola, la legge elettorale, la legge di stabilità, missioni internazionali e Forze armate, la Pubblica amministrazione, la responsabilità dei magistrati. Il Parlamento è ancora sovrano delle proprie funzioni?

    Il parlamento è diventato ormai solo un luogo fisico in cui si ritrovano persone nominate da quattro al massimo cinque segretari di partito che alzano la mano come dice il loro capo ed in funzione della loro ricandidatura. La riforma costituzionale di Renzi coniugata con il nuovo sistema elettorale peggiora ulteriormente questa situazione portandoci di fatto in un regime fintamente democratico, in una oligarchia mediatica, ove grazie al dominio dei mass media, si riesce a convincere i cittadini di essere ancora in un regime democratico. Ed è un gioco molto facile, alla luce del fatto che l’Italia è il paese con l’analfabetismo funzionale più alto del mondo: il 47% degli italiani non è più in grado di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Una condizione ideale per chi vuole mettere in pratica forme di governo neo autoritarie a colpi di tweet e post.

    L’Italia si appresta a vivere due referendum importanti, quello abrogativo del 17 aprile sulle concessioni petrolifere e quello confermativo sulla riforma costituzionale, questioni molto tecniche: crocetta sì, crocetta no, può risolvere ancora qualcosa?

    Questi due referendum sono forse le ultime possibilità per fermare i motori del Titanic. Quello sulle trivellazioni potrebbe bloccare il modello di gestione predatoria dell’ambiente ben esemplificato nello Sblocca Italia. Quello sulla riforma costituzionale potrebbe fermare il disegno renziano e del partito della nazione che vorrebbe l’Italia ridotta ad un grande regno governato da notabili e fedeli locali.

    Differenza tra legalità e giustizia?

    Ciò che è legale non è necessariamente giusto. Ciò che è giusto non è necessariamente legale. Alcuni esempi. Curarsi con la marjuana oggi non è legale ma secondo me è giusto, perché ognuno ha il diritto di curarsi o calmare i propri dolori come crede. Eludere il fisco, invece, spesso è legale, ma è profondamente ingiusto. Salire su un traliccio o su un’antenna che guida droni di combattimento ed è dannoso per la salute è giusto, ma è illegale. Difendere la propria terra ed opporsi ad un esproprio con il proprio corpo è illegale, ma lo considero un atto di giustizia e di rispetto nei confronti dei propri figli.

    La Costituzione Italiana fu definita da Piero Calamandrei una “rivoluzione promessa” per i suoi contenuti civili e sociali. Come applichi la Costituzione al presente? Scegli tre articoli e declinali.

    Una rivoluzione promessa in cambio della “rivoluzione mancata” che la Resistenza non riuscì a produrre. L’articolo più urgente, data la situazione, è sicuramente il 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Se tutte le istituzioni della Repubblica perseguissero questo articolo, mettendo in secondo piano le esigenze economiche e soprattutto il diritto al profitto, le terre dei fuochi sarebbero spente e bonificate, il territorio sarebbe messo in sicurezza, le auto e le emissioni inquinanti sarebbero spente per decreto. L’emergenza abitativa, poi, dovrebbe portare tutti noi a leggere con attenzione il secondo comma dell’art. 42: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Mi domando se condomini di case vuote assicurino la funzione sociale se non sono una casa per nessuno. Mi domando se migliaia di capannoni vuoti abbiano un’utilità sociale se non sono un posto di lavoro per alcuno. In Italia abbiamo milioni di immobili vuoti, talvolta portati via dalle banche a cittadini che hanno perso il lavoro e che non possono più pagare il mutuo. E magari quelle banche hanno anche beneficiato di aiuti di stato. Ecco, applicando alla lettera la Costituzione, forse, potremmo risolvere l’emergenza abitativa ed aprire spazi di impresa per giovani che non possono pagarsi l’affitto di un “loft”. Infine, sicuramente l’art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ci siamo abituati all’idea che la ricerca, anche quella finalizzata alla salute, sia soprattutto affare dei privati. Non è così. Quanti giovani resterebbero in Italia a fare ricerca se invece di investire in buchi nelle montagne, lo Stato Italiano investisse nella cura delle malattie o nell’innovazione tecnologica per migliorare la qualità della vita delle persone? Sul paesaggio, i costituenti avevano visto lontano. Avevano previsto il film di Rosi, Le mani sulla città, mettendo in guardia dai rischi dei danni prodotti dal miracolo economico ed impegnando tutti noi a difendere l’ambiente, il paesaggio, la bellezza del nostro patrimonio storico e artistico per trasmetterlo alle prossime generazioni. Purtroppo, anche su questo il paese ha fallito. Perché se domani tornasse Goethe, accompagnato da Mignon, non troverebbe più “il paese dove fioriscono i limoni” ma quello dove si sprofonda nel cemento.

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