• PILLOLA DI CONVERSIONE ECOLOGICA PER LA CITTÁ METROPOLITANA DI MILANO

    La Città Metropolitana di Milano soffoca, tossisce, è in piena crisi asmatica. I dati sono certificati. Oltre 90 giorni sopra i limiti delle Pm10 nel 2015. Oltre 5 mila morti all’anno causati dall’inquinamento. Dati e studi che si trovano sul sito del Ministero della Salute (non sui blog dei verdi ecologisti estremisti). Naturalmente non bastano i blocchi della circolazione. Occorre un complessivo cambio di strategia, occorre una radicale conversione ecologica che coinvolga la città di Milano e tutti i comuni dell’area metropolitana.
    Servono le risorse per cambiare innanzitutto la mobilità. Risorse che oggi sono destinate a grandi opere faraoniche, inutili e dannose, funzionali al trasporto privato su gomma. I progetti alternativi ci sono già. Talvolta sarebbe anche sufficiente solo copiare le idee sviluppate ed applicate in altre metropoli. Purtroppo, però, ciò che manca è la volontà politica di abbandonare il modello basato su asfalto, petrolio, velocità e consumi, per abbracciare un nuovo paradigma politico e amministrativo, nuovi stili di vita, fondati sulla consapevolezza di quanto siano preziose e limitate le risorse, di quanto sia importante la terra e la bellezza e di quanto tutto sia strettamente connesso con la salute delle persone.
    Perché la conversione ecologica migliorerebbe innanzitutto il benessere psico-fisico e la qualità della vita dei cittadini. E per questo va perseguita. Ma come? Prima di tutto individuando le opere dannose che sprecano risorse pubbliche e uccidono risorse naturali. Poi decidendo di utilizzare le risorse economiche per fare cose utili. Un esempio concreto e fattibile? Da diversi anni esiste un progetto Anas per realizzare una superstrada nel Parco del Ticino e nel Parco Agricolo Sud Milano, negli ultimi polmoni verdi dell’area metropolitana milanese, nella mezza luna fertile dove il Naviglio grande per quasi un millennio ha nutrito migliaia di ettari di suoli agricoli. Questa colata di bitume e calcestruzzo costerebbe 220 milioni di euro. I soldi sono disponibili, anche se bloccati al Cipe, da oltre 10 anni. Bloccati perché questa devastazione in piena riserva della Biosfera Unesco (tale è il Parco del Ticino dal 2002) è fortemente osteggiata dagli ambientalisti.
    Allora cosa si potrebbe fare con questi 220 milioni di euro? Che pillola di conversione ecologica si potrebbe sintetizzare e somministrare al paziente malato Milano? Ovviamente, la cura dovrebbe affrontare i problemi di mobilità, a partire proprio dal territorio dove la politica insipiente desidera costruire superstrade realizzando il sogno di Roberto Maroni (che di autostrade ne vorrebbe altri 320 km per la Regione Lombardia).
    Con 80 milioni di euro si potrebbero acquistare 10 treni regionali da 550 posti cadauno da impiegare sulle linee pendolari Milano-Mortara e Milano-Novara che sono quotidianamente luogo di passione, ritardi e disperazione per decine di migliaia di studenti e lavoratori. Con 10 milioni di euro si potrebbe completare il raddoppio ferroviario almeno fino ad Abbiategrasso, alleggerendo così la pressione dei “forzati” dell’auto privata sulle strade verso Milano. Con 50 milioni di euro sarebbe possibile acquistare almeno 150 bus elettrici, potenziando, o meglio realizzando, una rete efficiente di trasporto pubblico tra i comuni medio piccoli di tutto il comparto sud-ovest dell’area metropolitana e la città di Milano. Infine, con i rimanenti 80 milioni di euro si potrebbe dare vita ad un vero sogno: la rete di piste ciclabili più lunga e fitta d’Europa, 500 km. Un’opera strategica per tutta la pianura padana, che permetterebbe spostamenti a impatto zero, sia per lavoro che per svago e tempo libero. Unendo dolcemente città, parchi e borghi preziosi della più vasta area antropizzata d’Italia. Tra quei 500 km ci starebbe anche la Grande Gronda, il sogno di un ciclo-cittadino milanese con il destino scritto nel suo nome (Giovanni Gronda), che da anni propone (inutilmente) di unire il Lago di Como al Lago Maggiore, passando per Milano, lungo i navigli e i corsi d’acqua della sua provincia, mettendo a sistema e rendendo fruibili itinerari già esistenti ma tra loro non connessi.
    Questa è solo una piccola pillola di conversione ecologica possibile con i 220 milioni di euro oggi destinati ad una delle grandi opere partorite dalla “Legge Obiettivo”. Una pillola dalla ricetta ripetibile ed adattabile ad ogni territorio. Immaginate cosa sarebbe Milano se alla sua conversione ecologica si assegnassero le risorse stanziate per Expo2015. Immaginate che “cura da cavallo” si inietterebbe in tutta la pianura padana con i miliardi di euro spesi per fare la Bre-Be-Mi, la Teem, la Pedemontana. Sicuramente si respirerebbe un po’ di più.
    (qui l’articolo originale pubblicato sull’Huffington Post)

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  1. […] La Città Metropolitana di Milano soffoca, tossisce, è in piena crisi asmatica. I dati sono certificati. Oltre 90 giorni sopra i limiti delle Pm10 nel 2015. Oltre 5 mila morti all'anno causati dall'inquinamento. Dati e studi che si trovano sul sito del Ministero della Salute (non sui blog dei verdi),,,  […]

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