CITTADINI E ASSOCIAZIONI SOLI CONTRO LE SLOT

Le Buone Pratiche | Azioni, resistenze e cambiamento.
Il Fatto Quotidiano
di Domenico Finiguerra

La crisi economica morde. Le aziende chiudono. La disoccupazione cresce. La luce in fondo al tunnel, che tutti gli ultimi presidenti del consiglio indicavano ad ogni conferenza stampa, pare essere un tir contromano che si accinge ad investire soprattutto le fasce più deboli.
La crisi morde forte. E gli esercizi commerciali abbassano le serrande.
Ed in tempi di crisi, si sa, la forbice tra ricchi e poveri si allarga.
Il gioco d’azzardo è un esempio tipico di come ciò avvenga tutti i giorni.
Il bar non vende più caffè a sufficienza? Arrivano le slot. L’edicolante non vende più quotidiani? Ecco i gratta e vinci. Così, operai, pensionati e purtroppo anche ragazzini, cascano nel vortice del gioco d’azzardo, alla ricerca del colpo di fortuna per superare la crisi definitivamente.
I numeri sono impressionati: oltre 800 mila persone colpite dalla ludopatia. Secondo il Codacons il 50% dei disoccupati italiani presenta forme di dipendenza dal gioco, il 25% delle casalinghe, il 17% dei pensionati.
C’è chi vince e c’è chi perde. L’85% dei giocatori subisce una perdita media pari a 40 euro al giorno (se hanno un lavoro si giocano in due pause pranzo gli 80 euro mensili di Renzi).
A vincere sono le lobbies del gioco d’azzardo, complice lo stato biscazziere, e spesso la malavita organizzata.
A pagare, in definitiva ed indirettamente, sono tutti i contribuenti, perché le spese sanitarie per contrastare la malattia del gioco sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Senza contare i danni sociali e le migliaia di famiglie distrutte o gettate sul lastrico da chi infila nelle slot machine stipendi e atti di compravendita della propria abitazione.
Lo stato che fa? Incassa (poco) e spende (molto) per progetti di contrasto al fenomeno.
Molto di più, invece, fanno alcune associazioni come www.noslot.org dell’ottimo Marco Dotti e alcuni esercenti riuniti dal sito www.senzaslot.it.
Piccoli esempi di buone pratiche concrete che superano in buon senso e senso civico le stesse istituzioni. Esercenti che rifiutano gli introiti facili delle macchinette mangiasoldi e che rinunciano alla loro piccola “tangente” sulla pelle dei disperati esponendosi anche alle ritorsioni di chi grazie alle slot ripulisce denaro sporco.
Piccoli esempi di paese reale virtuoso che danno speranza. Piccoli esempi che però fanno emergere quanto sia inesistente la lungimiranza di chi detiene le leve del comando dello stato.
Basterebbe una legge di poche righe e di un solo articolo.

Schermata 2015-01-30 alle 10.30.10 PM

facebook comments:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *