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Il paese sprofonda nel fango.
La voragine che separa la stragrande maggioranza dei cittadini dalle istituzioni è sempre più profonda.
L’Italia appare, e forse lo è davvero, un paese feudale, dove conta solo chi è nella cerchia della grande corte nazionale o della piccola corte locale.
Le persone trasformate in merci.
Il territorio ridotto a moneta sonante da saccheggiare.
I diritti sociali conquistati in anni di lotte trasformati in privilegi per pochi, concessione del sovrano cui rispondere con un grazie.
La finanza, le lobbies e le multinazionali decidono.
La politica, in cerca solo di immagine per mantenere il consenso, esegue: privatizzazioni, speculazioni, grandi opere, grandi eventi, trivellazioni, inceneritori, cancellazione di diritti, in nome della competitività.
E il paese sprofonda nel fango.
Noi non abbiamo TV.
Non abbiamo quotidiani.
Non abbiamo risorse.
Non abbiamo imprenditori da invitare a cene di finanziamento da 1000 euro.
Abbiamo però relazioni umane. Tante.
Cittadini, comitati, liste civiche, amministratori, ambientalisti, attivisti per i diritti e la giustizia sociale.
Dovremmo unirci tutti.
Possiamo farlo e dovremmo farlo.
Abbiamo piedi, testa e cuore.
Sarebbe ora di unirli, in ogni regione, in ogni città.
Possiamo farlo. Basta volerlo.
Possiamo. Anzi, DOBBIAMO!

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