SU QUESTI GIORNI…

Sta saltando, forse è già saltato il sistema, questo sistema, basato su meccanismi di rappresentanza e di delega che ormai non funzionano più. Neanche nell’organizzazione della protesta.

Cittadini e rappresentanti nelle istituzioni non sono mai stati così distanti. I primi non riconoscono i secondi, pur avendoli magari votati per 20 anni. I secondi hanno perduto credibilità, ed ogni giorno scendono più in basso.

I primi sono sempre più messi in crisi da tagli, disoccupazione o dalla semplice paura di “scivolare”. I secondi si arroccano. Difficilmente ammettono le proprie responsabilità di governo o di mancata opposizione.

E così alimentano indignazione e frustrazione.

Per uscirne occorrerebbe riscrivere un contratto sociale e mettere la politica davanti e sopra l’economia. Ma purtroppo, ora, la politica non ha la forza neanche di rinegoziare regole, parametri e patti di stabilità europei dettati dalla finanza e che esasperano ulteriormente la sensazione di essere in un vicolo cieco.

Umiltà e forza dell’esempio; buona politica e vera sobrietà; autonomia ed ecologia della politica.

Ma soprattutto riconoscimento del conflitto e delle contraddizioni insiti in questo fallimentare (per i soliti, per i più deboli) modello di sviluppo e loro attenta elaborazione, trasparente e senza la tipica ipocrisia benpensante della “solita politica politicante” che tende a rimuovere e rinviare i nodi per garantire ancora se stessa.

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