Tra parate, grandi opere e spese militari


La terra trema. Ancora.

Pezzi d’Italia crollano. Stavolta in Emilia. 17 morti, soprattutto operai. 350 feriti. Decine di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le loro case. Ieri dibattito alla Camera dei Deputati. Oggi il Consiglio dei Ministri vara le misure straordinarie per far fronte all’emergenza e la relativa copertura.
Ecco. La copertura.
Se si utilizzasse il buon senso del padre di famiglia, si ridefinirebbe l’ordine delle priorità. Si dovrebbe fare sempre. No? Si sarebbe dovuto fare sia in occasione di altre catastrofi straordinarie, come il terremoto che ha colpito L’Aquila, sia al verificarsi dei numerosi disastri ormai ritenuti ordinari, come le alluvioni, le frane e le gravi conseguenze del dissesto idrogeologico, fenomeno che interessa l’80% dei comuni italiani.
Se servono risorse per ricostruire città, abitazioni, scuole ed ospedali e, nell’immediato, per alleviare i patimenti delle popolazioni colpite, si dovrebbero rivedere altri investimenti e altre spese non urgenti. Il buon padre di famiglia si preoccupa subito di ridare un tetto ai propri figli e poi, se avanzano risorse, va dal concessionario per acquistare una nuova auto. Sicuramente un’utilitaria, magari usata.
Così, dopo il terremoto che ha messo in ginocchio l’Emilia, ecco alcune iniziative concrete che un buon governo/padre di famiglia avrebbe potuto prendere, anche per dare un segnale finalmente diverso al paese/famiglia.
La prima, abbastanza simbolica (anche se quasi 3 milioni di euro non sono pochi!), poteva essere l’annullamento della parata militare del 2 giugno. Le celebrazioni si terranno comunque in tutta Italia e se ne poteva fare a meno. Si poteva emulare il Ministro della Difesa Forlani che nel 1976, in occasione del terremoto del Fiuli, decideva di mandare i militari nelle zone colpite dal sisma, anziché farle sfilare con baionette e anfibi tirati a lucido.
La seconda, abbastanza di parte (perché proposta da movimenti civici e comitati ambientalisti che danno noia e infastidiscono l’establishment economico e politico – anche se in realtà è molto più di parte lo stesso establishment economico e politico…), poteva essere la ridefinizione del piano delle cosiddette Grandi Opere. Solo a titolo di esempio, il TAV in Val di Susa costa 22 miliardi di euro; 3 metri di TAV equivalgono a una scuola materna con 4 sezioni; 500 metri sono un ospedale da 1.200 posti letto, con 226 ambulatori e 36 sale operatorie. E ne abbiamo di scuole da ricostruire, ospedali da realizzare! O no?
La terza, anch’essa di parte (perché proposta dai soliti estremisti pacifisti) poteva consistere nella rinuncia da parte del nostro Governo all’acquisto di 90 Cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35. Costo stimato? 181 milioni di Euro al pezzo. Il risparmio sarebbe sufficiente ad effettuare l’adeguamento strutturale di 29.000 scuole in zone a rischio sismico.
Tre iniziative che avrebbero potuto dare un segnale finalmente diverso.
E invece, Napolitano conferma la parata militare nonostante milioni di italiani richiedano, con post sui social network e mail al Quirinale, di annullarla (“State buoni cittadini. E cercate di commuovervi all’inno di Mameli! Che la Patria è soprattutto solenne e vibrante moto emozionale da far sgorgare a fiumi quando passa il fulgido soldato o sfreccia veloce nel cielo il tricolore!”).
E invece, il governo tecnico si appresta a varare l’ennesimo aumento sui carburanti, scaricando su camionisti e pendolari il costo della ricostruzione. Replicando quanto già fatto dai governi politici in occasione del disastro del Vajont del 1963, dell’alluvione di Firenze del 1966, del terremoto del Belice del 1968, del terremoto del Friuli del 1976, del terremoto in Irpinia del 1980.
Nel frattempo, il centro storico de L’Aquila è sempre puntellato e le risorse per la cura del dissesto idrogeologico sono sempre tra le prime a saltare in nome e ragione delle regole dettate dal patto di stabilità e crescita dell’UE.
Regole della finanza, imposte dal totem della crescita infinita. Regole che nulla hanno a che vedere con il benessere dei cittadini, ma che al contrario, sono esse stesse causa di disastri, sociali e materiali.

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One Response so far.

  1. Diego D'Agostino ha detto:

    Ho abbandonato anch’io il mio partito, i Verdi, qualche anno fa e con varie vicissitudini sono ancora alla ricerca di una collocazione politica. Convengo totalmente su quanto da lei scritto e, fatto principalmente. Questa mia critica infatti va a coloro che hanno fatto parte e stanno facendo parte come ambientalisti in giunte comunali, provinciali e regionali “sotto” il PD quando addirittura non sotto una più marcata coalizione di sinistra, come a Milano per esempio.
    Guardo Corsico e mi chiedo se ci sia qualcosa attribuibile all’impegno dei Verdi locali che, pure hanno avuto per tanti anni un assessore/vicesindaco e un consigliere, così come a Trezzano sul Naviglio dove, avevo partecipato attivamente per giungere ad avere anche lì un consigliere ed un assessore pure vicesindaco. E che dire dei 5 anni dei Verdi in provincia con Penati? Anche per la Regione, solo opposizione d’accordo ma, invece che stare costantemente in TV, il noto ex “verdista” adesso PD, non sarebbe stato meglio venire nei vari comuni, organizzare, partecipare oltre che alle cene elettorali?
    La mia domanda è ma ci sono le condizioni per stare ancora insieme con questi partiti che nulla fanno di diverso dai loro opposti? A me non pare premiante questa partecipazione con la cosiddetta sinistra. Secondo me oggi in Italia gli ambientalisti se solo fossero coerenti con metà delle cose di cui parlano, dovrebbero essere dappertutto all’opposizione. A Milano dove le PM10 quest’inverno sono arrivate a 200 microgrammi m3 e per settimane, gli ambientalisti non era meglio che stessero all’opposizione? Senza contare l’Ozono dello scorso anno come quello che verrà tra poco, l’EXPO, il PGT o questioni come l’accordo sui derivati. Per cosa stanno dentro gli ambientalisti? Io credo che gli ambientalisti dovrebbero cercare di fare un loro percorso in Italia, seguendo gli ambientalisti tedeschi ma uscendo da tutte le coalizioni di centrosinistra. L’elettorato ambientalista che i Verdi non hanno saputo e voluto conquistare, adesso è largamente passato al M5S, perché i Verdi non hanno saputo interpretare almeno in parte questo bisogno di attenzione all’ambiente che come dimostra il M5S pure c’è?

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