MA QUALI GRANDI OPERE!!!

 

Se invece di grandi, costosissime e spesso dannose opere, si ipotizzassero tante piccole opere pubbliche diffuse tendenti a (1) riqualificare tutto il patrimonio immobiliare esistente sul territorio nazionale, abbattendone i consumi energetici e riconvertendoli alle energie pulite e rinnovabili, e (2) recuperare alla bellezza molti degli angoli del bel paese deturpati da ecomostri o scempi di varia natura, ci sarebbe probabilmente da lavorare, e per parecchi decenni, per tutte le imprese legate all’edilizia.

 

 

 

Inoltre, così facendo, forse invertiremmo la rotta che sta portando l’Italia, il più bel transatlantico da turismo, verso uno di quei cimiteri navali dove vengono lasciati a marcire vecchi gloriosi mercantili e arrugginite petroliere dismesse.

Eppure, pianificare puntando tutto sul recupero di ciò che già esiste, se da un lato può procurare simpatie da parte della sparpagliata e sparuta comunità ambientalista, dall’altro innesca aspre e dure critiche, spesso inconfessabilmente interessate.

Se attraverso le scelte urbanistiche si promuovono l’agricoltura locale e la filiera corta, e quindi non si acconsente all’apertura di grandi magazzini, si instaura un legame con le piccole aziende agricole e con i piccoli negozi di vicinato, ma si entra in contrasto con il sistema alimentare e commerciale basato sulla grande distribuzione.

Se in luogo delle classiche lottizzazioni si preferisce il recupero dell’esistente, ci si allea con i piccoli artigiani locali, quelli in grado di recuperare una corte malandata o di restaurare un soffitto affrescato, ma si scatena l’avversità degli imprenditori dell’immobile, esperti di interventi fatti con il classico stampino, tutti uguali, buoni a Cuneo come a Sassari.

Se si salvaguardano parchi e boschi, si fanno più felici i bimbi (e non solo loro), ma si rendono ancora più ostili coloro che pensano che i vincoli delle aree protette siano solo un intralcio per le loro operazioni corsare.

Se con le scelte urbanistiche si contrastano le grandi opere, siano esse autostrade o linee ad alta velocità, che rischiano di stravolgere per sempre la morfologia e l’equilibrio di un territorio, si viene puntualmente indicati al pubblico ludibrio come “i soliti ambientalisti del no”.

In definitiva, ipotizzare, e soprattutto praticare come abbiamo cercato di fare a Cassinetta di Lugagnano, una politica urbanistica e territoriale che metta in dubbio il principio della crescita infinita, porta inevitabilmente a definire nuove coordinate e a cercare un nuovo paradigma generale, un nuovo modello di sviluppo, in grado di (ri)orientare l’agire politico. (TRATTO DA TERRA, UN BENE COMUNE DA PRESERVARE)

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2 Responses so far.

  1. Barbara Ghini ha detto:

    …perchè a me sembra tutto pieno di buon senso? Chi non vorrebbe una progettazione del genere, ovviamente esclusi gli interessi occulti dei grandi magnati dell’edilizia, della distribuzione e del commercio? Sono stufa di vedere grandi blocchi di cemento crescere sempre più numerosi in territori che avrebbero un loro fascino a nord come a sud, stufa di guidare su strade nate per una viabilità ordinaria riempite di camion immensi per il trasporto di merci da una logistica all’altra, stufa di vedere il paesaggio riempirsi di fabbriche mai finite o vecchie fabbriche mai ristrutturate e lasciate nell’abbandono e ad abbrutire ancorpiù il paesaggio, sarebbe così bello il nostro paese se gli amministratori pubblici fossero più onesti e coalizzati fra loro in un piano unico a livello nazionale!

  2. Nicola ha detto:

    Già è tutto pieno di buon senso, peccato che l’unico senso che vediamo tutti sia il senso dei soldi e non quello della collaborazione. Gli amministratori pubblici li votiamo noi, quindi non ci possiamo lamentare della loro condotta. Quando decideremo di mettere al comando invece che i “dipendenti delle lobbies” qualcuno che faccia il “dipendente del popolo” (e controlleremo che le elezioni siano reglari) cambierà qualcosa ma fino ad allora.. Business is business e l’unica regola è cane mangia cane. Scusate per le frasi retoriche e trite ma la verità è questa..

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