• ESISTE UN’ALTRA ITALIA

    Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, agli aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.

    Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.
    Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.
    Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.
    Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.
    Oggi, non posso non fare altrettanto.

    Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.

    Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
    Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.

    Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
    Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.

    Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.

    Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”

    In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?

    Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.

    Cari cittadini e cari amici,
    di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.

    Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.

    Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.

    Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.

    Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.

    Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.

    Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.
    Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
    Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.

    Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.

    Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.

    Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.

    Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.

    Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.

    domenico finiguerra
    sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia
    

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108 Responsesso far.

  1. Stefano Negrini scrive:

    Egr. Dott. Finiguerra,

    Decido di scriveLe dopo aver letto la Sua ‘Esiste un’altra Italia’ del 16 aprile scorso, spinto, apparentemente, dalle suo stesso desiderio di esprimere il disagio ed il disappunto più profondi per l’impoverimento morale e culturale che ci circondano sempre più.

    Con tutto il rispetto che ritengo dovuto nei confronti delle persone che, soprattutto al giorno d’oggi, decidono di esporsi in prima persona per esprimere le proprie opinioni ed idee nonché ad agire in base a valutazioni personali ed interiori piuttosto che guidati da mode ed opportunismi vari, sento pero’ la necessita’ di esprimere un disagio che ritengo più’ profondo rispetto a quello espresso nella Sua.

    Lei giustamente esprime piena solidarietà’ e comprensione alle ‘sorelle e fratelli stranieri’, menziona mussulmani, neri ed omosessuali, citando altresi’ la caccia al ‘diverso’ a cui assistiamo sempre più.

    Io ho viaggiato per il mondo per 20 anni e, come risultato finale ed al di la’ di tutto il resto, ho imparato una cosa che ritengo fondamentale: al di la’ delle differenze di SUPERFICIE (noi si mangia spaghetti, qualcuno cus-cus, altri riso, noi si preferisce il vino, altri il te) NON ci sono DIVERSI, ovunque si vada, qualsiasi colore, razza, religione, credo, politica si incontrino, la realtà e’ una sola… Siamo tutti esseri umani, TUTTO IL MONDO E’ PAESE…
    Banale?
    I nostri avi avevano, tra le altre, una fortuna rispetto a noi, sempre dal mio modesto punto di vista: il mondo di cui facevano parte viaggiava ad una velocità’ decisamente più ridotta, più umana, più naturale paragonata a quella odierna.
    Viaggiavano piano, ed avevano cosi’ la possibilità di osservare la realtà’ in maniera più approfondita rispetto a noi, che corriamo in auto, in aereo, su internet o sulle TV.
    Nella ‘nostra’ realtà ‘crediamo’ di poter passare da una parte del globo a quella opposta da un secondo all’altro, ci accreditiamo conoscenze che poi, alla luce dei fatti, dimostriamo di non possedere, digitiamo su GOOGLE o confrontiamo su FACE BOOK e… e ci dimentichiamo che faccia ha il nostro vicino di pianerottolo.
    Guardiamo, ma non osserviamo…
    Vediamo ma non capiamo…

    Ora, il mio punto e’ semplicemente questo: perché dobbiamo ritenere gli stranieri, i mussulmani, i neri, alla stregua di diversi?
    Non e’ forse questo un ‘razzismo’ all’incontrario?
    Non e’ forse questo un presupposto di superiorità che ci assegnamo arbitrariamente?

    Se cosi’ fosse davvero, non ci sarebbe differenza tra noi e coloro i quali stiamo condannando, la nostra morale non sarebbe poi migliore rispetto alla loro, non le pare?
    Proviamo solidarietà per un bambino, un nero, un mussulmano perché sono diversi, ‘indifesi’? Ai miei occhi questa non e’ solidarietà, ma pena…
    La mia famiglia, la mia cultura mi hanno sempre insegnato che la pena non é un sentimento nobile, che la pena non é solidarietà.
    Provare pena per una minoranza, un ‘diverso’, e’ una maniera comoda, facile, opportunistica per pulirci la coscienza ma… ma la domanda che dovremmo porci e’: cosa facciamo davvero NOI, io, lei, tutti, per quelli che in questo momento soffrono?
    Vediamo solo il magrhebino che soffre o vediamo anche l’italiano?
    Vediamo solo il disoccupato dell’Alitalia perché ce lo presentano in televisione o vediamo anche il nostro amico, fratello, compagno, conoscente che e’ rimasto senza lavoro dopo 20 anni di servizio o dopo 25 anni di studio?
    Vediamo solo l’omosessuale che ‘non ha diritti’ o riconosciamo nella vita di tutti i giorni tutte quelle ‘famiglie’ di singles che devono far la spesa all’Ipercoop di turno comprando pacchi famiglia perché il fruttivendolo sotto casa non e’ riuscito a sopravvivere alla concorrenza, ed in quanto ‘singles’ non rientrano nelle ‘politiche’ alla famiglia?

    Il mio punto e’ proprio questo: io sento attorno a me tanti discorsi, proclami, un giorno contro i mussulmani un giorno pro, un giorno sento parlare di Lega Nord quello dopo di Lega del Meridione (tra l’altro, niente di nuovo: sbaglio era di qualche decennio fa l’idea siciliana di cercare la secessione dall’Italia a favore dell’annessione agli Stati Uniti?), un giorno la gente condanna il Bush guerrafondaio ed il giorno dopo solidarizzano con l’estremismo della nostra Fallaci.
    Io non sento mai, o quasi, discorsi e riflessioni sui DEBOLI in generale, su TUTTI gli esseri viventi, persone, animali, piante, che subiscono soprusi o torti, ma solo campagne pro o contro questo o quello.
    Non sono questi atteggiamenti le due facce della stessa medaglia?

    A mio modestissimo parere la realtà e’ che oramai l’individualismo pervade ogni fascia della nostra società, e guardiamo (non osserviamo) gli altri solo ogni tanto e solo per nostra comodità, mai gratuitamente.
    E quando una persona, una città, uno Stato, un Mondo sono individualisti, beh… a posto io, a posto tutti…

    Mentre i potenti manipolano, gestiscono, rubano, aizzano le masse a loro piacimento, i neri contro i bianchi (e viceversa), i cristiani contro i mussulmani (e viceversa), gli eterosessuali contro gli omosessuali, noi ci lasciamo trascinare ciecamente, non ci fermiamo mai a dire: ‘ehi, aspetta un attimo, ma non ho già’ visto tutto ciò’ da un’altra parte?’

    Io mi chiedo sempre una cosa, e non amo la risposta che do a me stesso: ma come mai noi, che siamo cosi’ studiosi e diventiamo cosi’ sapientoni, che facciamo sempre proclami del tipo mai più’ guerre ed olocausti, ogni giorno poi non mettiamo in pratica nessuno di questi proclami?

    Come i grandi sono responsabili del governo del mondo e degli stati, noi siamo responsabili della nostra quotidianità’.
    Non possiamo lamentarci di loro se poi nella nostra vita di tutti i giorni noi ci comportiamo alla stessa stregua.

    Dott. Finiguerra, io credo che non basti simpatizzare solo per i neri, i mussulmani, i cani, le balene, il fiume Lambro e via discorrendo…
    E necessario allargare i nostri orizzonti e condannare OGNI tipo di sopruso, contro l’umanità’ INTERA, contro la natura INTERA, gli animali TUTTI, e non solo a quelli che ci sono più’ simpatici o che hanno gli occhi più’ dolci.

    E’ decisamente più’ facile solidarizzare con un cucciolo di foca che con un albero dell’Amazzonia, ma entrambi subiscono soprusi.
    E’ facile dichiararsi vegetariani, perché’ e’ inumano uccidere animali. E le piante? Per quel che ne sappiamo noi ‘umani’, esse potrebbero soffrire allo stesso modo…
    E’ facile fare campagne a favore degli stranieri (o contro…): ed i soprusi che subiamo noi tutti i giorni? Dovremmo considerarli violenze di serie B?

    Se una famiglia non paga lo scuolabus per il figlio, va condannata e basta, che sia essa italiana o straniera. LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.
    Il bambino e’ indifeso: va difeso sempre, sia esso italiano o straniero.
    La violenza, morale, fisica, economica, va sempre condannata a prescindere..
    Le leggi vanno rispettate DA TUTTI, stranieri, non stranieri, politici, persone comuni, mussulmani, cristiani, bianchi, neri…

    Ecco, Dott. Finiguerra, il mio disagio e’ proprio questo: io sono semplicemente un CITTADINO COMUNE, non straniero (a casa mia…), mussulmano, nero, politico, dipendente ALITALIA, donna o DICO…
    Ma sono ITALIANO, sono un cittadino del mondo, innanzitutto sono un essere umano…nonostante ciò mi sento invisibile, non rappresentato da nessun partito o persona, probabilmente perché non ho gli occhi dolci come il cucciolo di foca.
    Pago le tasse, lavoro (quando e’ possibile), cerco sempre di rispettare il prossimo a prescindere dal colore, la religione, il sesso, la cultura o provenienza.

    Desidererei, ogni tanto, che il mio stato, il mio governo, il mio MONDO, si occupassero anche delle PERSONE COMUNI come me e che, le persone comuni come me, si ricordassero ogni giorno che… che TUTTO IL MONDO E’ PAESE…

    Il mondo ha bisogno di rispetto: il rispetto e’ un dovere da osservare ed un diritto da esigere.

    Questo e’ il mio umile pensiero e, come da Lei proposto, ho sentito la necessita’ di liberarlo, proporlo e condividerlo con Lei.

    Vorrei sperare che, nel mio mondo, nel nostro mondo, questi pensieri, queste espressioni, non fossero solamente ‘umani sfoghi’ e punti di arrivo fini a se stessi, ma punti di partenza per riflessioni, e, soprattutto, azioni da parte di ognuno di noi, nella nostra vita quotidiana.

    Con stima.

    Stefano Negrini

  2. Anton Lesaj scrive:

    Mi trovo oggi a leggere sta lettera di un Sindaco di un piccolo paese, Cassinetta di Lugagnano, Milano (Domenico Finiguerra) dopo aver appreso la dichiarazione (pur rettificata a posteriori) di un altro Sindaco (Letizia Morati) di una grande metropoli come Milano. Ironia della sorte tutti e due dalla stessa area territoriale.
    Si dice che il mondo è bello perché varia, ma cosa ci può essere di bello nella dichiarazione di Morati non saprei. Trovo che sia stata una dichiarazione allucinante ed inaccettabile soprattutto per bocca di un primo cittadino.
    Mi rallegra solo il fatto che come un pugno di malviventi di origini straniere non possono rappresentare tutto il resto della nuova cittadinanza che in Italia vive e lavora onestamente in Italia, neanche una categoria della cittadinanza autoctona che fa di tutto per alimentare l’odio e il razzismo possono rappresentare il popolo civile e onesto italiano.
    Io sono un cittadino straniero che vive e lavora in Italia ormai da otto anni. Credo che proprio per questo sono anche molto sensibile ai temi del genere.
    Trovo ammirevole il coraggio del Sindaco Domenico Finiguerra al quale va tutta la mia stima e il mio rispetto. Tutto ciò non perché ha detto qualcosa che gli altri non lo sanno o che a basso voce non la condividano, ma semplicemente perché a differenza degli altri ha avuto la forza e l’onesta di dire “pane al pane e vino al vino” senza preoccuparsi che potrebbe avere anche qualche perdita di consenso tra i suoi concittadini.
    In un paese dove la politica non contribuisce nella formazione anche del immaginario collettivo in senso nobile della parola, ma è pronta ad abbassare l’asticella dei valori semplicemente per raccogliere l’ultimo voto, io credo che ci vogliono sempre di più persone che abbiano il coraggio di esprimere apertamente la loro posizione.

    Ho letto con molto attenzione anche il commento di tutto rispetto del sig. Stefano Negrini con il quale condivido più che altro il dichiararsi cittadini del mondo.
    Io non trovo che questo commento sia molto in contrasto con la suddetta lettera anche se sembra così.
    Sig. Negrini ribadisce dalla A alla Z tutte le preoccupazioni del Sindaco con una sola differenza che non acetendo il “razzismo al incontrario”, pensa che non si debba ragionare per categorie specifiche ma che tutto sto attenzione va dato a chi ne ha bisogna senza distinzione. Sembrerebbe anche giusto se non consideriamo che queste differenze esistono sia a livello politico che giuridico pur non essendo non solo richieste e accettate dalle suddette categorie ma loro gli subiscono.

    E chi da parte di tutte quelle categorie non si auspicherebbe che un giorno si consideri per quello che rappresenta in quanto essere umano dotato di una coscienza e di una intelligenza propria invece di essere pregiudicato per la sua origine, colore della pelle, il credo religioso, appartenenza politica o il sesso.
    Tanti stranieri per riuscire a togliere di mezzo un po’ burocrazia e pregiudizi e ribadisco solo un po’, ricorrono alla cittadinanza. Una cittadinanza che per richiederla ci vogliono dieci anni di permanenza continua, regolare e sotto assunzione che una volta chiesta se tutto ti va bene ci vogliono altri 4-5 anni per ottenerla.
    Questo vuol dire stare in questo paese per più di 15 anni senza diritti per non considerare il peggio che se in un periodo di crisi come questo perdi il posto di lavoro ti trovi da clandestino insieme ai figli magari nati e cresciuti in Italia.

    Tutti noi non chiediamo altro che essere messi nelle stesse condizioni di partenza, per poi non volere nessun favore a nome della categoria sociale di appartenenza.

  3. Oreste Magni scrive:

    Domenico, non posso che essere d’accordo

  4. anna scrive:

    ok condividere appieno, indignarsi di fronte alle ingiustizie ma io, come semplice cittadina, mi sento in qualche modo complice di quanto avviene. Cosa potrei fare da singola per contribuire ad un cambiamento? Mi aspetto davvero qualche indicazione, il mio può risultare un intervento atipico, forse, ma non so che fare, so solo che non fare in entrambi i sensi si equivale. spero di essermi spiegata. buona sera.

  5. domenico scrive:

    ma come si puo collaborare se anche le istituzioni al loro interno non ne vogliono sapere? come si fa ad aprirsi se anche chi deve dare l’esempio si chiude a riccio ? sindaco il problema e’ scivolato su un problema culturale, noi tutti abbiamo voglia di confronto, condivisione, partecipazione o sono solo parole? (non e’ il suo caso). un suo cavallo di battaglia e’ lo sfruttamento zero del suolo, ma i costruttori che abitano nel suo paese cosa ne pensano? e la gente trova il coraggio di cambiare radicalmente rotta o poi e’ sempre pronta nel chiuso della cabina elettorale a votare i soliti “noti”? (e anche questo vista la sua rielezione mi fa ben sperare). ne ho parlato anche privatamente con lei ma l’italia e’ un paese strano e moltissime volte la voglia di fare, si scontra con quella realtà di fatti composta da persone che il confronto non lo ricercano per nulla.

  6. Claudia scrive:

    Le tue parole sono giunte in Puglia, la mia regione e rimbalzate a Bologna, dove, all’età di 27 anni, sono costretta a vivere per lavorare, continuare a formarmi e per captare quanto più “Mondo” possibile, bello e brutto che sia…per poi tornare a Lecce al più presto, nella mia città natale e portare questa piccola parte di Mondo che ho visto, per crescere ancora, ma insieme alla mia Terra! Sono assolutamente daccordo con ogni tua sillaba e ti ringrazio! Lo faccio a nome di tutti i giovani che stanno perdendo le speranze, che si sentono soli, apatici, inermi (ne vedo troppi e tutto ciò mi spaventa e mi fa rabbia!!) e che avrebbero bisogno di parole come queste per continuare a credere di poter DAR VOCE ALL’ALTRA ITALIA!!! Grazie di cuore…

  7. silvia bellini scrive:

    Concordo pienamente con le parole del Sindaco e condivido le riflessioni del Sig. Negrini.
    Non è facile cambiare le cose; spesso non si capisce come e dove agire. Nondimeno, credo nella forza della parola e della comunicazione. Cercare di analizzare i fatti, riflettere su ciò che accade intorno a noi, parlare con i giovani dalle menti intorpidite, forse da troppa tv spazzatura o playstation, è già un buon inizio. E’ già azione, di pochi aggiungerei.
    Felice di sapere che, a dispetto della disgustosa marmaglia dei politici italiani, ci sia ancora qualcuno che ha il coraggio di riconoscere l’imbarbarimento del nostro paese, a cominciare dalla sua classe dirigente (perché di barbari trattasi!), e di agire in difesa dei diritti essenziali dell’individuo.

  8. S. Fanara scrive:

    Brevissima premessa: Non amo la 3a persona formale “Lei”, e preferisco rivolgermi ai miei interlocutori dando loro del “Tu”, una forma che percepisco come più amichevole e decisamente meno formale e distante. Magari ad alcuni suonerà un po comunista, ma vi assicuro che non ve ne é l’intenzione. Spero dunque che nessuno se la prenda a male per il rivolgermi in maniera informale. :)

    Nel rispondere cercherò di essere il più conciso possibile per non portarvi via troppo tempo. Piccola nota: Per Domenico, utente omonimo che ha lasciato una nota risposta il 13 Maggio, userò “Domenico2” :)

    Caro Domenico Finiguerra grazie della lettera “a cuore aperto” che trovo essere una lodevolissima qualità (ahimè altrettanto rara) in qualsiasi “essere umano”, parafrasando Stefano Negrini il quale ringrazio per la lunga, interessante, ed altrettanto “a cuore aperto” lettera di risposta. Ringrazio Stefano perché ha provveduto un ulteriore, necessario ed integrativo punto di vista rifinendo la messa a fuoco sull’oggetto della discussione corrente.

    Caro Domenico ciò che mi rallegra maggiormente è che la tua lettera assume un valore molto più rilevante dal momento che tale essere umano è coinvolto attivamente nella vita pubblica come sindaco di un comunità e può avere un impatto nell’amministrazione, di quegli organi che furono creati al fine di migliorare il funzionamento di comunità e società, o almeno quello era il loro intento iniziale che oggi appare sempre più come un distante ed appannato ricordo ad ogni livello and in tutte le sue incarnazioni, incluso il sistema giuridico. Come Sindaco e rappresentante della pubblica amministrazione tu potrai certamente far più che il singolo cittadino (che può solo esprimere supporto) ed in questo molti condividono la frustrazione espressa nel commento di Anna… un grazie ad Anna per aver aggiunto la sua voce. Quindi caro Domenico, ti ringrazio in quanto l’osservazione proviene da un essere umano, cittadino, e Sindaco. Grazie per la sincerità con cui ti sei espresso.

    Riguardo al commento di Domenico2, simpatizzo per la frustrazione ma sfortunatamente il cinismo non porta mai risultati positivi. É uno sterile discorso che contribuisce solo ad inasprire una situazione che in se é già abbastanza complicata e problematica. Il cinismo é sconsigliabile perché mette in posizione svantaggiata chiunque lo pratichi: non ha senso esprimere un’opinione se in partenza si é convinti che tutto é perso… ma questa é ovviamente la mia personale opinione. :)

    Mi auguro che ti sarà possibile continuare e mettere in atto ciò di cui scrivi, ma mi auguro altrettanto che ti terrai lontano da potenziali “demagogie inverse”. É deplorevole che molti oggi cedano ancora agli errori documentati del passato come razzismo e “paura del diverso” (per citarne alcuni), ma sarebbe altrettanto deplorevole se coloro i quali si sentono oltraggiati da tale comportamento reagiscano in opposizione applicando la demagogia inversa usata ed abusata da tempo nella politica statunitense. Dunque tacciare come razzisti e lamentarsi di coloro che vogliono mandar via dal paese gli stranieri é comunque non risolutivo e demagogia inversa. Ti prego non cadere nello stesso errore commesso dalla parte con cui sei in disaccordo. Osservare e capire le cause di quel malcontento é alla base delle riflessioni necessarie per poter venire a capo del problema e affrontarlo adeguatamente con soluzioni soddisfacenti e compromessi minimi da entrambe le parti. É chiaro che quelli che anacronisticamente rimangono legati a qualsivoglia estremismo, siano essi nazionalisti, individualisti, idealisti etc., saranno sempre un un ulteriore problema da affrontare e di non semplice (ma non impossibile) soluzione. Ma ti prego di voler espandere l’orizzonte facendo tue anche il punto di vista più vasto proposto da Stefano Negrini, aggiungendo i validi concetti e bisogni espressi da Anton Lesaj.

    A prescindere, ti prego di voler considerare la possibilità di non chiamare più “stranieri” o “diversi” quelli che non sono “nativi” dell’Italia… facendone distinzione in un discorso in “apparente” favore é dannoso tanto quanto in un discorso non a loro favore in quanto continua una errata percezione da entrambe le parti.
    In tutto ciò condivido il punto di vista espresso da Stefano… Non ho mai compreso per quale motivo nel considerare i diritti degli immigranti (quelli legali, non i delinquenti dal momento che nel loro caso la nazionalità di origine poco importa), sia lecito ledere i diritti dei cittadini della nazione in cui l’immigrante si é recato? non Ha nessun senso ed é pura demagogia inversa tendente a guadagnare la simpatia degli immigranti.

    Credimi… io stesso sono un emigrato, come Italiano all’estero. Vivo da anni a New York e gli USA hanno una lunghissima storia di immigrazione. Infatti gli Stati Uniti sono quel che sono oggi a causa dell’immigrazione che ancor oggi da forma, forza e debolezza all’intero paese. É certamente una materia complessa a livello amministrativo, in cui spesso i problemi non sono neanche strettamente etnici, economici, o sociali ma ricadono più spesso in campo etico e per quanto banale possa sembrare, sono problemi che per la quasi totalità hanno a che vedere con la estrema difficoltà, e frequentemente la quasi impossibilità, di una riconciliazione a livello pratico più che altro… ma questo é un aspetto che preferirei affrontare con in compagnia di un buon vino ed a stomaco pieno… Magari se mi capita di passare per Cassinetta di Lugagnano (dove non sono mai stato finora), si va fuori a cena per una serata in compagnia buona cucina per un amichevole scambio di idee. ;D

    In conclusione vorrei solo rispondere al post di Claudia che mi fa ricordare di quanto noi, come esseri umani, possiamo arrivare a crearci intorno un universo limitato, ma allo stesso tempo lo consideriamo vasto ed infinito. Ti prego Claudia… per il tuo arricchimento personale e visto che sui ancora così giovane, viaggia in altri continenti ed entra in contatto con altre culture per espandere quanto più possibile il tuo Mondo. Non solo é una bella esperienza culturale, ma é generalmente anche molto divertente! :)

    PS: prego voler perdonare “orrori grammaticali”, etc. in quanto non ho avuto il tempo necessario per multiple riletture e correzioni… quindi chiedo venia già da adesso 😉

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