ECO CITY

di Fabrizio Bottini

Eco-City: nomen, omen, e elezioni regionali

L’etichetta è pronta, e il disastro ambientale a modo suo ha pure fatto tutto il lavoro di promozione gratis. Adesso basta garantire il prodotto e il gioco è fatto. O no?

Sulla sponda britannica della Manica da qualche settimana si è verificato una specie di miracolo: dopo un paio d’anni di scene patetiche degne del peggiore avanspettacolo, con incredibili sparate (e rapida sparizione nelle retrovie) dei politici responsabili, di colpo il progetto nazionale delle eco-città ha iniziato a produrre davvero delle eco-città. Se ci sono riusciti loro, magari qui da noi potremmo tentare di provarci: in fondo la televisione e i social-network fanno molto, ma devono pur attaccarsi a qualcosa di concreto per girare, no?

L’occasione è tristemente ghiotta: proprio mentre crollava impietoso il modello decisionista e falsamente efficientista nazionale, fra intercettazioni e incazzatissimi abitanti dell’Aquila e dintorni, è arrivata la seconda bottarella, che pare proprio di dimensioni adeguate alla campagna elettorale, sia per le tematiche, che per il territorio interessato, e infine soprattutto per le opportunità che apre.
In sintesi: c’è la Eco-City fasulla, pensata e realizzata con criteri che di eco hanno solo qualche chiacchiera e distintivo, e c’è il mondo che ci guarda. Dall’altra parte della Manica c’è già pronta (elaborata dalla prestigiosa Town and Country Planning Association, ne ho proposto tempo fa qualche estratto in italiano anche sul mio sito http://mall.lampnet.org ) una serie di linee guida elaborate proprio per riempire di senso quello slogan. Riguardano l’edilizia, l’energia, l’equità sociale, il verde, i trasporti, il rapporto casa-lavoro e tutto il resto.

Poi ci sono le elezioni regionali, le competenze della Regione in materia di urbanistica, ambiente, trasporti, servizi sociali. Tutte cose che necessariamente in un periodo di campagna elettorale hanno molta più visibilità. Non è un’ottima occasione per elaborare un progetto fattibile di Eco-Città vera? Basta guardarla, quella di adesso, anche senza il disvalore aggiunto della catastrofe ambientale che è nata qui, per capire che siamo di nuovo di fronte alla solita cittadella “immersa nel verde a cinque minuti da …”. Un posto che, solo per fare un esempio, sta sdraiato sulla ferrovia ma la ignora, tutto proiettato verso le Tangenziali. Le competenze ci sono, e in abbondanza: possiamo usarle per elaborare una proposta, e promettere di tradurla in realtà se si vincono le elezioni?
L’alternativa, per chi apprezza queste cose, è una elegantissima polemica antiberlusconiana sui social-network.

 

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