ACQUA BENE COMUNE. CASSINETTA DI LUGAGNANO DICE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE

RICONOSCIMENTO DELL’ACQUA COME BENE COMUNE E DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO COME SERVIZIO PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA

 Relazione introduttiva del Sindaco Domenico Finiguerra

Gentili consiglieri, negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, attorno all’acqua si è sviluppato un dibattito internazionale che anche nel nostro paese sta producendo azioni e legislazione.

Noi viviamo l’acqua come una presenza scontata in tutte le attività della vita quotidiana (alimentari, igieniche, produttive, ricreative). Purtroppo non possiamo dire che sia altrettanto, non solo nei paesi del sud del mondo, ma anche in alcune regioni del sud Italia.

Attorno all’acqua si muovono e si intrecciano interessi. Interessi che cresceranno sempre più al crescere della crisi idrica. Per l’acqua si provocano e si provocheranno guerre e guerriglie.

L’acqua è diventato uno dei beni della terra che possono produrre profitti, ricchezze e quindi disuguaglianze e ingiustizie.

L’acqua è considerato da taluni soggetti economici, le multinazionali in primis, come una merce preziosa, al pari del petrolio o dei diamanti. Questo processo di mercificazione, complice l’economia globalizzata, sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può estrarre e commerciare liberamente. Un processo pericoloso, che deve trovare un processo di segno opposto, che punti a mantenere inalterata la natura dell’acqua e a riaffermare il diritto all’acqua come un diritto naturale, che vada oltre il riconoscimento del legislatore, in quanto legato alla natura stessa dell’uomo.

L’acqua è vita. E’ un bene essenziale ed insostituibile per la vita di ogni essere vivente. Ed è diritto inviolabile dell’uomo l’accesso all’acqua potabile e a quella necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi. L’acqua è un diritto universale, inalienabile ed indivisibile, che può essere annoverato fra quelli cui fa riferimento l’art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale).

Questa concezione dell’acqua come “bene comune” per eccellenza si è affermata negli ultimi 40 anni a livello mondiale. A partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo, maggio 1968) fino ad arrivare al pronunciamento dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (settembre 2007): Il diritto all’acqua risulta un’estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Esso riflette l’imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.

L’acqua e la sua scarsità, dovuta anche ai mutamenti climatici che interessano il pianeta, pone tutti noi, cittadini e governanti, di fronte a grandi responsabilità. Pur essendo rinnovabile, il “bene acqua”, per effetto dell’azione dell’uomo, può ridursi o addirittura esaurirsi. E’ quindi responsabilità sia individuale che collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzandolo con saggezza, preservandolo, affinché esso sia accessibile e disponibile a tutti, nel presente come per le future generazioni.

La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 ha dichiarato “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.

Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno – priorità 2003-2006 – affermava, al paragrafo 5, essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.

Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: …le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).

Ciononostante, in Italia, si sta procedendo a tappe forzate verso l’assoggettamento dell’acqua alle regole del mercato, facendo rientrare il servizio idrico nel novero dei servizi pubblici locali per i quali si debba procedere alla liberalizzazione/privatizzazione.

A fronte della politica mondiale mirante alla privatizzazione dell’Acqua, anche in Italia è sorto un movimento di contrasto a questa politica, il Forum dei Movimenti per l’acqua: una rete associativa cui aderiscono organizzazioni nazionali e comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici.

Un movimento che ha depositato nel luglio 2007, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.

Anche il Comune di Cassinetta di Lugagnano, negli ultimi a anni, in coerenza con la propria impostazione politica e culturale di contrasto alla strategia della mercificazione/monetizzazione dei beni comuni, ha partecipato alla grande mobilitazione dei Comuni, del Comitato Milanese e Lombardo per l’acqua pubblica, del Forum italiano dei movimenti e del Contratto Mondiale sull’acqua. Una mobilitazione che ha portato 144 comuni Lombardi a promuovere un referendum contro la Legge regionale 18/2006 che obbligava i comuni lombardi a privatizzare l’acqua; legge poi modificata proprio su pressione della mobilitazione di cittadini, associazioni ed enti locali.

Una mobilitazione che aveva raggiunto l’obiettivo di ottenere una norma che consentisse il mantenimento della gestione del servizio idrico “in house”, per mezzo di società a totale capitale pubblico, ovvero sotto il diretto controllo dei Comuni.

Ma in maniera quasi clandestina, in totale assenza di un doveroso dibattito politico e pubblico, e mistificando la realtà, spacciando la decisione come imposta dall’Europa, il 9 settembre 2009, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che modificando l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, non solo apre la strada alla privatizzazione dell’acqua (di fatto già realizzata con pessimi risultati in molte parti d’Italia) ma la rende obbligatoria. Infatti, la modifica apportata prescrive l’affidamento ai privati del servizio idrico tramite gara. Prevedendo che le quote di partecipazione del pubblico ad eventuali società miste non possano superare il 40%.

La novella legislativa annulla così i margini concessi alle amministrazioni locali dall’art. 23 bis della legge n.133/2008, che consentiva di mantenere la gestione “in house” nei servizi fondamentali come l’acqua. Un decreto palesemente incostituzionale, perché getta le basi per la mercificazione (e quindi la possibile/probabile violazione) di un diritto individuale irrinunciabile. Di fatto, gli Enti Locali vengono espulsi per legge, non solo dalla gestione del servizio idrico,­ bensì di tutti i servizi pubblici locali, tra cui il trattamento dei rifiuti e il trasporto pubblico locale.

L’attacco ai beni comuni che si apre con questa decisione deve vedere gli Enti Locali, e i Comuni in particolare, protagonisti di una mobilitazione politica e culturale, a partire dai territori e dai cittadini che li abitano.

A mio parere non è possibile assistere passivamente a quanto si sta consumando. Perché, riprendendo le parole di Padre Alex Zanotelli, il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” sta diventando la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua!

Credo che chiunque ricopra cariche pubbliche, ancorché in un piccolo comune di provincia come il nostro, debba porsi sempre, per ogni atto, azione o omissione che compie, la seguente domanda: “mio figlio, il figlio di mio figlio e i figli di chiunque altro su questo pianeta, avranno ricadute positive dalla mia azione e dalle mie decisioni.

Cari consiglieri, rispondendo a questa domanda e rivolgendola a tutti voi, sottopongo all’attenzione dell’assemblea la seguente proposta di deliberazione, con la quale il Comune di Cassinetta di Lugagnano riconosce l’Acqua come “Bene Comune” e il Servizio Idrico Integrato come “servizio privo di rilevanza economica”.

Grazie.

Il Sindaco

Domenico Finiguerra

 

SCARICA LA RELAZIONE E LA PROPOSTA DI DELIBERA

facebook comments:

23 Responses so far.

  1. Silvia ha detto:

    Ma guarda un pò che novità! E come sempre, i cittadini (fessi) pagano….
    Non se ne può più. Siamo impotenti di fronte ad una politica cieca e sorda che lavora solo x i propri interessi. Troppa malagestione. Cosa bisogna fare: espatriare?

  2. Giovanni ha detto:

    Ben fatto Sindaco…. Acqua , non è una merce, l’Acqua deve essere per tutti!!! Non molliamo e portiamo l’attenzione su questo tema, troppo volte accantonato per le urgenze su altri argomenti.

  3. Lionello ha detto:

    Complimenti sig. Sindaco, la sua presa di posizione contro la privatizzazione dell’acqua è veramente lodevole, tanto che, dopo aver letto la sua relazione sul sito di Don Giorgio, ho inviato il link al sindaco del mio Comune (Castelgomberto – Vicenza) sperando che faccia effetto, ma ho proprio il timore che non ne farà nulla perchè il Paese è governato da una giunta a maggioranza assoluta di destra: Lega, PDL, Lista civica.

  4. Giorgio Bargna ha detto:

    Grazie a te per tutto quello che fai…tornerò a rivedere con calma questo spazio…buona serata..

  5. […] ACQUA BENE COMUNE. CASSINETTA DI LUGAGNANO DICE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE […]

  6. Andrea Tiraboschi ha detto:

    Salve!

    Sono un consigliere ahimè di minoranza del comune di Serina, in provincia di Bergamo. Sto seguendo con preoccupazione sia per il mio paese che per l’Italia l’iter del decreto 135/2009 per la privatizzazione dell’acqua.
    Chiedevo a proposito se posso riprendere la proposta di deliberazione per proporla pure nel mio comune e invitare altri amministratori a farlo.

    la ringrazio,

    Andrea Tiraboschi

  7. […] ACQUA BENE COMUNE. CASSINETTA DI LUGAGNANO DICE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE. Pubblicato in Informazione […]

  8. Massimo ha detto:

    Bravo Domenico/Sindaco!
    Complimenti e congratulazioni.
    Essendo sindaco (tu), e fino a questo punto persona a posto, devo però aggiungere un’altra cosa:
    hai fatto solo il tuo dovere!

    In qualche modo è triste pensare che chi agisce come te è una mosca bianca, invece della normalità.
    Un caro saluto.

  9. antonia ha detto:

    Lodevolissimo, sindaco Finiguerra , dai sempre ottimi esempi che i Sindaci dei nostri Comuni non pensano neanche lontanamente di seguire, qualsiasi colore essi siano!Se mi è permesso verrei scaricare la delibera e farla avere al mio Comune che(di centro sin.) ha già deliberato la privatizzazione!

  10. […] Inoltre va segnalata la presa di posizione del Comune di Cassinetta di Lugagnano che riconosce l’Acqua come “Bene Comune” e il Servizio Idrico Integrato come “servizio privo di rilevanza economica, è possibile scaricare il testo completo dal link a fondo pagina. […]

  11. enzo procopio ha detto:

    il 16 novembre è il giorno del mio compleanno. Non potevo ricevere regalo migliore. Grazie Sindaco.

  12. Roby Valgrana ha detto:

    Congratulazioni e sostegno a nome del comune di Valgrana. siamo impegnati nella stessa lotta, cn via appena diversa. La prego di voler accettare il nostro sostegno e la nostra condivisione e di estenderle a tutto il consiglio comunale.

  13. tiziana cadinaro ha detto:

    Se tutti i sindaci di tutti i comuni d’italia facessero altrettanto….

  14. lorenzo ha detto:

    Se l’acqua è un bene comune perchè ora ce la fanno pagare?

  15. Roberto ha detto:

    mi pareva di aver scritto un commento a questo post,ma non lo vedo pubblicato…come mai?Avevo spiegato come lei ha scritto una cosa inesatta sul fatto che il pubblico non potrà avere piu’ del 40 % nelle società miste perche’ la legge prevede che possa avere fino al 60 % e avevo anche spiegato come la nuova norma in reltà non modificava granche’ l’art 23bis se non per la normazione della fase transitoria che nell’art 23bis originario consentiva di mantenere fino a scadenza le gestioni in house providing che erano rispettose della normativa comunitaria,ma una volta scaduta la concessione,si sarebbe comunque applicato la nuova normativa,tanto quanto nelle modifiche fatte un mese fa.Nonostante cio’,comunque,anche nella nuova normativa é prevista la possibiltà in casi determinati di dare il servizio in house providing motivando quali sono i motivi di mercato,sociali e morfologici che ostano a dare in servizio tramite gara,dovendo richiedere il parere non vincolante all’autority che se non risponde entro 60 giorni si assume come positivo ma che anche in caso di parere negativo,questo non é vincolante.E poi c’e’ il comma 1ter che recita cosi’:”1 -ter . Tutte le forme di affi damento della gestione del servizio idrico integrato di cui all’articolo 23 -bis
    del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modifi cazioni, dalla legge n. 133 del 2008, devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente
    alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio»
    Questo decreto legislativo all’art 119 recita cosi’:
    “ART. 119
    (principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici)

    1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui al Capo I del titolo II della parte terza del presente decreto, le Autorità competenti tengono conto del principio del recupero dei costi dei servizi idrici, compresi quelli ambientali e relativi alla risorsa, prendendo in considerazione l’analisi economica effettuata in base all’Allegato 10 alla parte terza del presente decreto e, in particolare, secondo il principio “chi inquina paga”.

    2. Entro il 2010 le Autorità competenti provvedono ad attuare politiche dei prezzi dell’acqua idonee ad incentivare adeguatamente gli utenti a usare le risorse idriche in modo efficiente ed a contribuire al raggiungimento ed al mantenimento degli obiettivi di qualità ambientali di cui alla direttiva 2000/60/CE nonche’ di cui agli articoli 76 e seguenti del presente decreto, anche mediante un adeguato contributo al recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell’acqua, suddivisi almeno in industria, famiglie e agricoltura. Al riguardo dovranno comunque essere tenute in conto le ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero dei suddetti costi, nonche’ delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni in questione. In particolare:

    a) i canoni di concessione per le derivazioni delle acque pubbliche tengono conto dei costi ambientali e dei costi della risorsa connessi all’utilizzo dell’acqua;

    b) le tariffe dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell’acqua, quali quelli civile, industriale e agricolo, contribuiscono adeguatamente al recupero dei costi sulla base dell’analisi economica effettuata secondo l’Allegato 10 alla parte terza del presente decreto.

    3. Nei Piani di tutela di cui all’articolo 121 sono riportate le fasi previste per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 necessarie al raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui alla parte terza del presente decreto. ”

    oltre a parlare in altri articoli della qualità delle acque ecc ecc…raccontiamole tutte le cose

  16. venanzio rosso ha detto:

    Acqua, alimenti essenziali e medicinali non sono merce: é giusto pagarli, ma anche svincolarli il più possibile dal controllo dei privati.
    Nel caso dell’acqua, la soluzione è che questa non venga privatizzata in nessun modo.

  17. […] RICONOSCIMENTO DELL’ACQUA COME BENE COMUNE E DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO COME SERVIZIO PRIVO DI …   Relazione introduttiva del Sindaco Domenico Finiguerra   […]

  18. angela sabatino ha detto:

    grazie per esserci, quando ho letto la tua biografia e ho scoperto che sei lucano come mio marito, ho fatto un salto di gioia, ma riusciremo ad insegnare a questi nordici la civiltà? scherzo, ma non del tutto, siamo scappati da milano nel 1995 per andare a vivere in campagna e siamo finiti a parona lomellina: inceneritore di rifiuti e pm10 più alto di sannazzaro! amministrazioni imbelli e vendute stanno distruggendo il territorio, adesso anche centrali elettriche ad olio di palma … insomma si lotta ci si sbatte ma si è anche un po’ stanchi … ci sono case da ristrutturare ancora a disposizione per dei poveracci come noi a cassinetta, visto che la cd opposizione si diverte di più a farsi le lotte intestine ed è MOLTO irresponsabile … non ci sono alternative, ciao angela pinuccia

  19. Roberto ha detto:

    Vedo che non ha corretto le numerose inesattezze e disinformazioni che ha scritto in questo post:avviso ai lettori:ci sono un sacco di forzature,errori,omissioni,imprecisioni e vere e propre falsità in questo post di Finiguerra,tanto per fare un esempio ne cito 2:nelle società miste,il pubblico puo’ avere fino al 60% del capitale e non il 40.Seconda cosa:alle gare possono partecipare anche le società pubbliche,che se dimostrano di essere migliori,possono vincerle.Per cui nessuna privatizzazione dell’acqua,che rimane un bene pubblico ma semplicemente messa a gara dell’affidamento del servizio idrico integrato,gara che puo’ vincere anche una società pubblica (quindi,é falso parlare di privatizzazione,visto che si tratta di un affidamento della gestione di un servizio a scadenza e non di una vendita della proprietà dell’acqua).Altra falsità:anche nell’art 23bis della 133 era previsto che le concessioni in house potessero essere affidate solo come deroga e in presenza di determinate situazioni socio economiche.E per le concessioni in house attuali,anche se é stato modificato il termine di decadenza,cio’ riguarda solo il regime transitorio,posto appunto che una volta scadute tutte le concessioni,si deve comunque applicare la norma ordinaria della gara,della società mista o in deroga dell’house providing se ricorrono le caratteristiche determinate.Si puo’ discutere su tutto,pero’ occorre partire dai dati reali,non da dati falsati,come fate voi.

  20. paola lamberti ha detto:

    Caro Sindaco,
    mi è arrivata la notizia che Formigoni vuole far approvare entro agosto un decreto per privatizzare l’acqua in Lombardia nonostante le 237.000 firme raccolte: come mai non trovo nulla sul tuo blog o in Facebook? Era sul Corriere di oggi.Puoi fare sapere a tutti cosa succede?
    Grazie, io ti seguo sempre.

  21. admin ha detto:

    Ciao Paola,
    pare che la mobilitazione sotto il pirellone abbia dato i suoi frutti e che ciò che doveva essere un’approvazione era solo un’informativa.
    Ma in questi giorni indagherò…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *