Ma non aggrediamo il paesaggio

di Giulia Maria Crespi e Fulco Pratesi
(Lettera aperta al presidente del Senato, al presidente della Camera, ai senatori e ai deputati)

Il Paese guarda smarrito le immagini del disastro di Messina e si interroga sulle responsabilità e sul futuro. È evi­dente che una dissennata e disonesta po­litica territoriale è sotto accusa; non solo per quanto è successo in Sicilia ma an­che per rischi idrogeologici a cui gran parte del nostro territorio è esposto. Su questo quadro allarmante pesa oggi an­cora di più la sconsiderata scelta compiu­ta con il Piano casa, approvato nella Con­ferenza Stato-Regioni del 31 marzo e sul­la quale abbiamo già diffuso valutazioni negative. L’intervento, come è noto, si propone­va di contribuire al «rilancio dell’econo­mia » con lo scopo di «rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie». Que­sto si è tradotto nella possibilità di au­mentare le cubature di ville e villette del 20% e di demolire interi edifici per rico­struirli più grandi del 30%. Tutto senza previsioni sugli impatti territoriali che potrebbero essere dirompenti: se solo un decimo degli aventi diritto ampliasse del 20% la propria casa si produrrebbe un volume di cemento di oltre 50 milio­ni di metri cubi! Quasi come se la città di Milano raddoppiasse in superficie e altez­za.

Le finalità del Piano casa sono state fat­te proprie, fino ad oggi, da 12 Regioni mentre il Governo non ha emanato quel decreto legge al quale si era impegnato nella Conferenza Stato-Regioni e che avrebbe dovuto costituire una cornice per l’operato locale. Ogni Regione, dun­que, su un tema così cruciale come la pia­nificazione del territorio, ha fatto da sola e in totale assenza dello Stato. La lacuno­sità dell’intesa è quindi emersa dalla di­somogeneità delle leggi regionali come se l’Italia, quando si parla di urbanistica, non fosse una sola; le possibilità di au­mentare le cubature variano dal 20 al 65%; a Bolzano e in Lombardia si può li­beramente intervenire anche nei centri storici mentre sia in Lombardia che in Valle d’Aosta addirittura nelle aree pro­tette; in Veneto e in Umbria sarà possibi­le aumentare le cubature degli edifici in­dustriali e nel Lazio di edifici commercia­li, con possibilità di cambi nelle destina­zioni d’uso per Lazio, Veneto e Valle d’Ao­sta; le conseguenze saranno devastanti. Molto differenti, inoltre, sono i parame­tri di risparmio energetico richiesti ai nuovi edifici: da standard protocollati a mere indicazioni generiche non vinco­lanti.

Ci troviamo oggi nella paradossale si­tuazione in cui le Regioni hanno innova­to la normativa in materia di governo del territorio in totale assenza di una legge quadro nazionale e quindi esautorando di fatto il potere legislativo del Parlamen­to. Perché nessuno ha sollevato dubbi di costituzionalità? Come è possibile che su tante altre questioni si discuta per mesi e sulla gestione del futuro del nostro terri­torio neanche un minuto? Vi sembra dav­vero una questione così marginale? Questo comportamento appare esizia­le sia per la palese violazione della omes­sa disciplina comunitaria in materia di Valutazione Ambientale Strategica, sia per il colpo mortale inferto al concetto stesso di pianificazione in quanto impo­ne ai Comuni una deroga totale ai loro Piani regolatori. Una specie di obbligo a non curarsi della pianificazione che non è errato interpretare come un condono edilizio preventivo. Gli effetti del Piano casa si tradurran­no dunque in una nuova aggressione al paesaggio italiano, tesoro insostituibile e non replicabile e primo attrattore della più grande risorsa economica del Paese: il turismo. Signori presidenti, a questo punto vi chiediamo di non accettare alcuna proro­ga al Piano casa e di agire con fermezza sui vostri partiti per porre la massima at­tenzione a quelle norme regionali non ancora approvate e che toccano regioni dal delicato equilibrio ambientale, quali Campania, Liguria, Sicilia e Sardegna. Vi chiediamo inoltre di avviare un dibattito che porti a nuove misure legislative che fermino il crescente degrado del territo­rio e del paesaggio ponendo un freno al consumo di suolo; come del resto avvie­ne nei maggiori Paesi europei. Nessun momento sarebbe più appro­priato di questo per affrontare al più alto livello di rappresentanza politica, e dun­que in Parlamento, un serio dibattito sul­l’uso e l’abuso del territorio e sulla tutela del paesaggio che l’articolo 9 della Costi­tuzione pone tra i massimi capisaldi del­la nostra identità nazionale e che noi au­spicheremmo fosse una delle priorità per chi abbiamo eletto a rappresentarci in Parlamento. In un’Italia unita nel dolo­re per la tragedia evitabile ci aspettiamo da tutti voi, oggi più che mai, una rispo­sta concreta e una seria, onesta e respon­sabile presa di coscienza.

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