Un pezzo di mondo senza recinzioni …

di Renata Lovati, Cascina Isola Maria, Albairate (Milano).

Ho trascorso qualche giorno in Austria pedalando sulla ciclabile di Mozart e lungo l’Alpen Strabe in Baviera, immergendomi, pochi chilometri al di là del Brennero in un … ”mondo a parte “.

Piste ciclabili ovunque, immerse nella natura ma anche lungo le strade statali, molto semplici ed economiche, con piccoli sottopassi che spostano i ciclisti a destra o a sinistra della strada principale o che sfruttano le strade poderali o le corsie riservate agli autobus o ancora i marciapiedi, molto più larghi dei nostri.

In questi casi pedoni e ciclisti convivono con intelligenza e da ogni parte il ciclista sembra essere favorito nella mobilità.

Ovunque si trovano rastrelliere per le bici; anche queste semplici e poco costose.

Le zone pedonali ed escluse all’auto privata sono estese a tal punto da farmi immaginare che noi italiani siamo completamente emarginati in Europa nel nostro modo di spostarci e, cosa ancor più grave, nel progettare le infrastrutture del futuro.

Il paesaggio che i “paladini “nostrani o “gli scomodi cretini”, nella azzeccata definizione di Maria Giulia Crespi, si ostinano a difendere qui da noi in Italia, là è integro e regala spazi di chilometri tra una cittadina e l’altra, senza lo sfregio dei centri commerciali e della cartellonistica pubblicitaria.

Gli spazi aperti della ruralità sono aumentati dalla quasi totale assenza di recinzioni, da cancelli, da quelle barriere che, nella nostra vita quotidiana, continuiamo ad erigere in difesa dei nostri spazi privati.

Le attività artigianali e commerciali sono mirabilmente inseriti nell’architettura locale e a chi può essere allergico allo “stile Tirolese” dirò che ho trovato impianti sportivi ricoperti con tetti trasformati in prati o campi da golf la cui unica recinzione era il filo che delimita i pascoli.

In circa trecento chilometri percorsi ho contato solo tre bottigliette di plastica e mi è capitato di entrare, uscendo da un bosco, in una cava ed uscirne senza neanche incontrare una sbarra.

Ettari ed ettari di prati e pascoli con piccole stalle che vantano un marchio Austria Bio, ospitalità diffusa con piccole Gasthof,zimmer e agriturismi dove la concorrenza tiene bassi i prezzi ed evita il consumo di territorio con le seconde e terze case chiuse nei nostri centri turistici per buona parte dell’anno.

L’attenzione ambientale, da una parte, e la mancanza dei richiami pressanti al consumismo di tanti popoli europei, non possono non far riflettere ancora una volta sulla povertà culturale dei modelli dello sviluppo italiano dell’ultimo decennio.

L’Italia detiene il TRISTE PRIMATO europeo per densità automobilistica con 60 auto ogni 100 abitanti, seconda nel mondo dietro agli U.S.A !!!!! E conta circa 1200 chilometri di piste ciclabili degne di questo nome.

L’Austria, con una superficie grande come il nord Italia, ne conta circa 3000, altrettanto ne ha la Svizzera e addirittura 35.000 la Germania.

L’Austria è al primo posto in Europa per quota di merci trasportate per abitante attraverso la ferrovia e, senza avere l’alta velocità …, vanta un servizio tra i più efficienti in Europa, con treni che dispongono sempre di un vagone per il trasporto bici a cui è assicurata una riduzione del 50 % del costo del biglietto.

Se vogliamo continuare a considerare il P.I.L. come indice di progresso, troviamo sempre l’Austria al quarto posto in Europa; e avendo, da anni, investito nel settore delle energie rinnovabili, conquista il primato della produzione nel solare termico esportando il 70% della sua produzione.

Singolarità che ho trovato studiando un po’ di statistiche su internet, è l’attenzione che ai temi ambientali riserva anche la Chiesa cattolica in questo paese . Da quattro anni, durante la Quaresima, i preti sollecitano i fedeli a compiere il DIGIUNO dall’AUTO (!!!!!!!!) invogliandoli a contribuire alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica per raggiungere i parametri fissati dal protocollo di Kyoto.

Di tali parametri il governo italiano non sembra preoccuparsene molto, visto che stiamo accumulando un debito di oltre 3,6 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni rispetto all’obiettivo prefissato.

Nel 2008, infatti, le stime del Kyoto Club rilevano in Italia un aumento del 6% al posto di una diminuzione richiesta del 20% circa entro il 2012.

Paesi virtuosi e non certo sottosviluppati come la Germania, hanno in anticipo già raggiunto i parametri fissati dal protocollo, avendo già ridotto del 22,4% le proprie emissioni.

Di fronte a questi semplici dati non è possibile continuare a credere che l’idea di sviluppo che ci propinano quotidianamente migliorerà la vita dei nostri figli, né tanto meno ci avvicinerà a un’Europa che si fa sempre più lontana e irraggiungibile.

Spesso, più di tante parole, contano i fatti e allora, nel nostro piccolo, in tanti scomodi cretini continueremo a contrastare il progetto Anas, proseguimento della Boffalora – Malpensa, auspicando che qualche nostro amministratore si spinga a pedalare al di là del Brennero …

Post Tagged with , ,

facebook comments:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *